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3 febbraio 2016

Educare allo sguardo: diaframma e profondità di campo.

“A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?”
(Eugene Smith)

Continuano i nostri appuntamenti “spot” di educazione allo sguardo. Parlando di esposizione non possiamo tralasciare di approfondire il funzionamento del diaframma e della profondità di campo.

Cosa sono, come funzionano e quali sono le loro vere potenzialità?


Nei passati appuntamenti abbiamo parlato di esposizione ed abbiamo approfondito il concetto di tempo di esposizione . Oggi approfondiamo il concetto di diaframma e profondità di campo.

Seguitemi…

Il diaframma è un foro meccanico che si trova all’interno dell’obiettivo della vostra macchina fotografica la cui apertura può essere regolata per controllare la quantità di luce che entra all’interno della camera. Per rendervi meglio l’idea, funziona esattamente come la pupilla dei nostri occhi che si dilata al buio e si contrae alla luce.

L’apertura o la chiusura del diaframma si regola con l’apposita ghiera che trovate sull’obiettivo. L’apertura si misura in “numeri f” chiamati anche “f/stop”. All’inizio forse potete fare un pò di confusione perchè maggiore è il numero di “f stop” e minore sarà l’ampiezza del foro, e viceversa.

 

In pratica se vogliamo fare entrare più luce all’interno della camera, dobbiamo aprire il diaframma (f/2.8…) se invece dobbiamo farne entrare di meno dobbiamo chiudere la ghiera (f/16…).

Non vi preoccupate dei tecnicismi poi con la pratica questo procedimento vi verrà naturale.

In base all’apertura del diaframma modifichiamo anche la profondità di campo di un’immagine che rappresenta la zona in cui gli oggetti nell’immagine appaiono ancora nitidi e sufficientemente focalizzati.

Maggiore chiusura del diaframma corrisponde a maggiore profondità di campo e messa a fuoco. Aprire il diaframma diminuisce la profondità di campo e aumenta la sfocatura davanti e dietro al soggetto messo a fuoco.

Qui alcuni esempi:

Se utilizziamo una profondità di campo ridotta dove solo il soggetto è a fuoco e il resto no, il nostro ritratto avrà forte risalto rispetto al resto.

Mettiamo a fuoco quello su cui vogliamo lo spettatore focalizzi l’ attenzione e sfuochiamo ciò che desideriamo passi in secondo piano.

Con questi accorgimenti la nostra comunicazione, attraverso le immagini, non avrà bisogno di parole e renderà i nostri scatti suggestivi e profondi come questo scatto di Henry Cartier Bresson che ritrae lo scrittore e filosofo Albert Camus.


FORZA! Le vostre fotografie stanno aspettando solo voi!

Esercitatevi ma soprattutto DIVERTITEVI!

 

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About Samuela Iaconis

Fotografa, artista e responsabile dei servizi visivi presso il nuovo spazio di lavoro condiviso Coworking Varese Coworking Varese

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